WORKSHOP SULL’Olio di Palma: una scelta responsabile, basata sulla scienza

Milano, 27 Ottobre 2016

Gli interventi dei relatori

Ricerca e innovazione come volano per la sostenibilità
Alain Rival
CIRAD Resident Regional Director for Southeast Asian Island Countries

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Grassi saturi & olio di palma: accendiamo una luce
Elena Fattore
Ricercatrice Dipartimento Ambiente e Salute, IRCCS Istituto di Ricerche Farmacologiche "Mario Negri”

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Nutrizione infantile: la centralità dell’acido palmitico
Carlo Agostoni
Direttore Pediatria Media Intensità di Cura, Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico, Dipartimento di Scienze Cliniche e di Comunità, Università degli Studi di Milano

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Olio di palma: forse non tutti sanno che...
Giovanni Lercker
Docente dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna presso il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari

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L’olio di palma: una visione sistemica
Giovanni Fattore
Direttore del Dipartimento di Analisi delle Politiche e Management Pubblico e Ricercatore CERGAS, Università Bocconi di Milano

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Consumatori & Comunicatori: oltre le bufale
Claudio Bosio
Preside della Facoltà di Psicologia e Professore di Psicologia del Marketing e dei Consumi, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

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Il ruolo dell’ISS nel garantire la sicurezza alimentare e nutrizionale
Marco Silano
Direttore del Reparto Alimentazione, Nutrizione e Salute dell’Istituto Superiore di Sanità

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Greenpeace e l’olio di palma: i motivi delle alleanze selettive
Chiara Campione
Senior Corporate Campaigner Greenpeace Italia

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Ricerca e innovazione come volano per la sostenibilità

Alain Rival

"La palma da olio rappresenta una delle risorse agricole più remunerative nelle regioni tropicali umide e la sua coltivazione ha profondamente trasformato gli stili di vita e l’ambiente di quelle regioni, favorendo nel contempo il loro sviluppo agricolo. Capire quali sono le sfide, i driver e i prerequisiti alla base di tale repentino cambiamento è della massima importanza. Di fronte ad una crescente domanda di olio vegetale e alla necessità di pratiche agricole trasparenti e sostenibili nella gestione delle piantagioni, il settore della palma da olio sta vivendo un processo di intensificazione ecologica tale da cercare di produrre maggiori quantità di olio di palma per unità di superficie coltivata minimizzando al tempo stesso il suo impatto sulle popolazioni locali e l’ambiente. Per migliorare l’accuratezza, la legittimità e l’attendibilità, gli standard di certificazione di sostenibilità devono basarsi su conoscenze scientifiche solide e condivise generati da programmi di ricerca multidisciplinari condotti sul lungo periodo e supportati da solide collaborazioni fra i diversi stakeholder. Forte della sua esperienza di oltre settant’anni di ricerca agricola collaborativa sulla palma da olio, CIRAD sta guidando progetti di ricerca in tutto il mondo che mirano a promuovere pratiche agricole sostenibili e procedure di corretta collaborazione fra stakeholder. La ricerca in atto si concentra sulla generazione e la diffusione di piante duttili e dalla alta resa che è il fattore chiave di una produzione sostenibile. Oltre a ciò, la quantificazione e la riduzione dell’impatto ambientale delle piantagioni e la comprensione del rapporto fra piantagioni e spazi naturali costituisce un’area di ricerca di fondamentale importanza insieme al miglioramento delle strategie di trasformazione di rifiuti e biomasse. La ricerca collaborativa in corso è anche mirata a comprendere la composizione, l’organizzazione e le modifiche nel tempo delle piccole aziende agricole, che rappresentano il 40% della produzione globale di olio di palma."
(Estratto dal comunicato stampa dell'evento)

Grassi saturi & olio di palma: accendiamo una luce

Elena Fattore

"A partire dalla fine degli anni settanta la riduzione dei grassi saturi è diventato uno dei principali obbiettivi delle raccomandazioni nutrizionali finalizzate alla riduzione della morbilità e mortalità per malattie cardiovascolari. Una delle conseguenze delle raccomandazioni sulla riduzione degli acidi grassi saturi, che sono presenti soprattutto nei grassi animali, è stata l’introduzione nei prodotti alimentari degli acidi grassi trans, derivanti dal processo di idrogenazione degli oli vegetali e marini. Attualmente, sia l’evidenza scientifica esistente al tempo della promulgazione di tali linee guida, che l’evidenza derivante da studi più recenti, sulla relazione tra consumo di acidi grassi saturi e rischio di malattie cardiovascolari è stata messa in discussione. In nessuno degli studi recenti, infatti, è stata confermata relazione causale, mentre è emerso che studi che all’epoca non confermavano la teoria lipidica non erano stati pubblicati, condizionando inevitabilmente sia la ricerca nel settore sia le linee guida nutrizionali che vennero rilasciate successivamente. Al contrario, gli studi più recenti sembrano confermare la pericolosità degli acidi grassi trans. Dato questo contesto è evidente che la campagna denigratoria sull’olio di palma, basata fondamentalmente sul fatto che questo olio contiene una percentuale maggiore di acidi grassi saturi rispetto ad altri oli vegetali non ha alcun riscontro nell’evidenza scientifica."
(Estratto dal comunicato stampa dell'evento)

Nutrizione infantile: la centralità dell’acido palmitico

Carlo Agostoni

"L’acido palmitico ha una centralità peculiare nella nutrizione infantile, a partire dall’allattamento al seno, dove l’acido palmitico rappresenta il principale acido grasso saturo, con percentuali variabili dal 20 al 25% dei grassi totali. Nella molecola del trigliceride, l’acido palmitico occupa la posizione 2, una posizione caratteristica, che facilita l’assorbimento dell’acido grasso e ne riduce la disponibilità a precipitare col calcio formando sali di calcio, insolubili nell’intestino. Gli acidi grassi del latte materno sono il risultato dell’evoluzione della specie umana, secondo il concetto del migliore adattamento possibile. I saturi, in primo luogo il palmitico, sopperiscono a una funzione proenergetica, al pari dei monoinsaturi (l’acido oleico ha concentrazioni comparabili), mentre i polinsaturi, principalmente rappresentati dall’acido linoleico, provvedono a richieste funzionali, modulando la composizione delle membrane dei tessuti ad elevata specializzazione. Nelle prime fasi di vita una significativa quota di grassi è destinata ai depositi, da dove possono essere utilizzati in particolari condizioni di aumentata richiesta. La disponibilità di acido palmitico nei primi mesi di vita può essere quindi considerata un elemento regolatore dei depositi e della produzione di energia, ed un indicatore, d’altra parte, di processi di lipogenesi, la via metabolica in grado di portare alla sintesi di acido palmitico quando il bilancio energetico lo permette. La composizione delle formule cerca di avvicinarsi alle percentuali reciproche del latte materno per quanto riguarda tutti gli acidi grassi, sia saturi sia insaturi. Documenti di Istituzioni internazionali (es. EFSA) discutono i limiti minimi e massimi dei grassi nelle formule, con particolare attenzione ai polinsaturi e ai loro rapporti, derivandone poi le indicazioni per i saturi. Per questi ultimi, il documento EFSA sulle formule di inizio e di proseguimento si esprime esattamente con queste parole: “The Panel considers that there is no evidence which allows for the proposal of lower or upper bounds of a range for specific types of SFA (MCFAs or lauric, myristic or palmitic acid) in IF or FOF”, indicando l’impossibilità pratica, allo stato delle attuali conoscenze, di indicare livelli minimi e massimi in relazione allo stato di salute. Dal punto di vista commerciale, l'olio di palma presenta alcune interessanti caratteristiche: ottima sapidità, grande resistenza all'ossidazione (NON irrancidisce facilmente) e un basso costo di produzione. Inoltre l’olio di palma è preferibile rispetto a grassi vegetali ricchi di acidi grassi trans. Per tutti questi motivi è stato utilizzato nelle formule, anche per raggiungere quote di saturi comparabili a quelle del latte materno. Allo stesso scopo, nelle formule, sono comunque utilizzate anche altre fonti lipidiche di saturi. La risposta sta nella dichiarazione EFSA riportata in precedenza: la non evidenza della necessità di segnalare livelli di minima o di massima di questi grassi rappresenta una conferma di assenza di prove di verificati effetti negativi. Prodotti da forno e merendine sono l’altra maggiore fonte di grassi da olio di palma nell’infanzia. I dati noti di consumo possono essere considerati sicuri? In questo momento non ci sono dati clinici a supporto di manifestazioni negative in seguito a ingestione di olio di palma."
(Estratto dal comunicato stampa dell'evento)

Olio di palma: forse non tutti sanno che...

Giovanni Lercker

"Le sostanze grasse presenti in un alimento (lipidi) o addizionate ad esso sono soggette a livelli differenti di degradazione nel tempo, più o meno accelerate da trattamenti termici o fisici. Le possibili degradazioni principali sono l’ossidazione e l’idrolisi: entrambe possono essere importanti in casi e per motivazioni differenti, ma generalmente portano ad un peggioramento sensoriale (qualità) e ad un rifiuto al consumo. La composizione delle sostanze grasse è varia, così come la corrispondente stabilità all'ossidazione. È importante osservare la relazione esistente: più la sostanza grassa è ricca in acidi grassi poco o nulla insaturi, maggiore è la resistenza all'ossidazione e alla conservazione. Un'altra relazione fra sostanze grasse poco insature e stato fisico è strettamente osservata: più sono ricche di polinsaturi più sono liquide, o meglio, fluide e viceversa per quelle che sono solide o semi-solide. L’ossidazione, a differenza dell’idrolisi, è principalmente indirizzata agli acidi grassi insaturi e in maniera più rapida in quelli più insaturi (polinsaturi). L’idrolisi, agendo sugli esteri degli acidi grassi, libera acidità organica che può incrementare l’ossidazione, anche nei suoi stadi iniziali. Le sostanze grasse naturalmente presenti si possono stabilizzare, ma non è semplice cambiarle. Le sostanze grasse da scegliere come ingredienti o legate ai processi di trasformazione, come ad esempio la cottura mediante frittura, è bene sceglierle tenendo conto della loro stabilità all'ossidazione."
(Estratto dal comunicato stampa dell'evento)

L’olio di palma: una visione sistemica

Giovanni Fattore

"Le campagne pubblicitarie in atto contro l’olio di palma nei prodotti alimentari non trovano una giustificazione scientifica sufficiente, rischiano di confondere i consumatori e creano un grave danno ad un’azienda italiana che dà migliaia di posti di lavoro e contribuisce a promuovere il Made in Italy nel mondo. Le tre principali argomentazioni contro l’olio di palma non sono infatti convincenti. Gli studi epidemiologici disponibili non mostrano un eccesso di rischio cardiovascolare attribuibile all’olio di palma quando confrontato con altri oli vegetali. Il recente rapporto dell’EFSA sulla cancerogenicità della trasformazione industriale dell’olio di palma è una simulazione che non mostra un’evidenza empirica di un rischio concreto sulla salute umana. Mette solo in evidenza che a dosi estremamente alte la sua assunzione potrebbe determinare l’accumulo di sostanze potenzialmente nocive nell’uomo. Il tema della sostenibilità ambientale è importante per l’olio di palma come per tutte le coltivazioni intensive, comprese quelle effettuate sul nostro territorio. Ma la risposta deve essere in termini positivi promuovendo sistemi di coltivazione socialmente responsabili e creando un contesto che costringa tutti gli attori della filiera produttiva a lavorare anche in una prospettiva di sostenibilità ambientale. Esiste un impellente bisogno di promuovere il tema della salute nella filiera agro-alimentare. La vicenda dell’olio di palma mostra un quadro desolante: insufficiente produzione di evidenze scientifiche, disseminazione delle conoscenze distorta e asservita agli interessi industriali, inconsapevolezza della sistematicità del rapporto tra salute, ambiente ed economia nonché, per quanto riguarda l’Italia, diffuso utilizzo di pratiche commerciali socialmente irresponsabili."
(Estratto dal comunicato stampa dell'evento)

Consumatori & Comunicatori: oltre le bufale

Claudio Bosio

"Le bufale sono un prodotto della conoscenza sociale, del “buon senso”. La società si basa sulla costruzione di conoscenze “spannometriche” (euristiche), spesso regolate da una radicale polarizzazione (giusto-sbagliato, buono-cattivo, amico-nemico…) finalizzate a costruire miti positivi o negativi “il nemico”. La forza di queste conoscenze non sta nei fondamenti dei loro contenuti, ma nella loro condivisione collettiva: la forza della verifica viene sostituita dalla forza della credenza. Questi meccanismi sono particolarmente attivi sui temi più coinvolgenti e ‘ansiogeni’ del vivere, quali la salute, il corpo, il cibo… Questi sono temi dove è facile vedere la crescita di vere e proprie ‘bufale’: conoscenze condivise non verificate nel fondamento. Consideriamo ora un mantra presente nella comunicazione pubblicitaria. La promessa “senza olio di palma”. Sul piano formale sembra limitarsi ad una dichiarazione di fatto: “il prodotto x non ha l’ingrediente y”, ma sul piano pragmatico, tipico della comunicazione sociale, dice molto di più: l’enfasi sul “non contiene” evoca e rafforza l’idea che l’ingrediente y sia cattivo, inoltre, non contenendo y il prodotto x si qualifica di per sé come buono. Con un semplice “non” si comunicano due messaggi che arrivano con vigore ai consumatori. Andare oltre le bufale si può e si deve fare. Ma non è facile ed è necessario accettare una regola di gioco e abbandonare due illusioni. La regola del gioco è che per sgonfiare una bufala è doveroso non crearne un’altra; la prima illusione è che l’information communication tecnology risolverà il problema e la seconda illusione è che la semplice diffusione della conoscenza scientifica ci salverà. La scienza, in particolare, può fare molto sia che si parli di olio di palma o che si parli di altro. Ma per essere effettiva e far arrivare i messaggi in maniera corretta la scienza deve accettare di “giocare fuori casa”, sul terreno proprio del cittadino-consumatore, sostenendo una costruzione del sapere in grado di maneggiare la complessità delle conoscenze, di ancorarsi all’esperienza di vita del cittadino e comunicando orientandosi a promuovere l’empowering del singolo individuo."
(Estratto dal comunicato stampa dell'evento)

Il ruolo dell’ISS nel garantire la sicurezza alimentare e nutrizionale

Marco Silano

"Assicurare che i cibi che arrivano quotidianamente sulla nostra tavola siano sicuri è il risultato di tre attività, che rappresentano i pilastri della sicurezza alimentare e nutrizionale: la gestione del rischio, la valutazione del rischio ed infine, la comunicazione del rischio. La gestione del rischio è un’attività svolta dagli Enti regolatori (Commissione Europea, Ministero della Salute) che consiste nel prendere decisioni attraverso norme ed interventi; la valutazione del rischio è l’attività di consulenza scientifica (EFSA, ISS) sulla quale si basa la gestione del rischio ed infine, la comunicazione del rischio è la diffusione di informazioni riguardo i rischi della catena alimentare. La valutazione del rischio deve essere indipendente, trasparente, basata sulle evidenze scientifiche e, soprattutto, separata e distinta dall’attività di gestione del rischio. Se valutazione e gestione del rischio sono attività svolte da Enti, Agenzie ed Istituti ben identificati e da personale titolato ed appositamente formato, la comunicazione del rischio si svolge a diversi livelli e rappresenta forse l’attività più critica. Saranno presentati due casi di valutazione del rischio condotti recentemente dal Dipartimento di Sanità Pubblica Veterinaria e Sicurezza Alimentare dell’ISS: l’epidemia di epatite A legata ai frutti di bosco e il parere sulla sicurezza nutrizionale dell’olio di palma."
(Estratto dal comunicato stampa dell'evento)

Greenpeace e l’olio di palma: i motivi delle alleanze selettive

Chiara Campione

"Quando Greenpeace, attraverso le proprie campagne, decide di fare pressione su aziende, corporazioni e Governi responsabili di accelerare la distruzione delle ultime foreste torbiere per la produzione di olio di palma riteniamo doveroso trovare le possibili soluzioni al problema. Definire cosa significa “deforestazione” e/o la definizione stessa di foresta è complesso e non può prescindere dalla considerazione di alcuni importanti elementi: il valore di un ecosistema forestale come deposito di carbonio, la capacità di mitigare i cambiamenti climatici, la biodiversità ed i diritti delle comunità locali. Per questa ragione Greenpeace ha promosso dal novembre del 2013 il Palm Oil Innovations Group (POIG), che si pone come obiettivo quello di spezzare il legame tra la produzione dell'olio di palma e la deforestazione, l’accaparramento delle terre (land grabbing) e la negazione dei diritti di lavoratori e comunità locali. Uno strumento volto a rafforzare e rendere più ambiziosi gli standard della RSPO (Roundtable for Sustainable Palm Oil), concentrandosi su: responsabilità ambientale, partnership con comunità locali e l’integrità aziendale e di prodotto. Ad oggi il POIG ha 16 membri, incluse organizzazioni come Greenpeace, il Wwf, Rainforest Action Network, ma anche grandi marchi come Ferrero, tra gli altri."
(Estratto dal comunicato stampa dell'evento)